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 Parodontologia

Con il termine “parodonto” si identificano i tessuti di sostegno del dente, ovvero la gengiva e il sistema di connessione tra il dente e l’osso alveolare che lo contiene, il cosiddetto “legamento parodontale”. La parodontologia si occupa della cura delle malattie parodontali quali appunto gengiviti e parodontiti.

Gengivite

Solitamente il primo segnale del fatto che siamo in presenza di uno stato di infiammazione acuta delle gengive è il loro sanguinamento: il paziente ha le gengive che sanguinano quando lava i denti. In casi più gravi il sanguinamento può essere anche spontaneo: il paziente ci rife-risce che al risveglio trova il cuscino sporco di sangue.

L’accumulo di placca sui denti e la formazione di tartaro, soprattutto quando si estende sotto il margine gengivale, provoca una reazione infiammatoria della gengiva che si gonfia, diventa rossastra e sanguina. La gengivite è il primo passo verso forme di malattie parodontali più gravi, pertanto va curata tempestivamente, con una o più sedute di ablazione tartaro, talvolta associate all’uso di colluttori specifici per periodi di breve durata e solo dietro indicazione medica. Qualora la presenza di tartaro si estenda sotto il margine gengivale è necessario ese-guire una levigatura delle radici sottogengivale che può richiedere l’uso dell’anestetico locale.

Le donne in gravidanza, a causa delle sensibili variazioni ormonali in corso, possono essere più soggette alla gengivite, pertanto sono consigliati controlli più frequenti.

Anche la presenza di apparecchiature ortodontiche in bocca può favorire l’insorgenza di gen-givite, se non viene mantenuta una adeguata igiene orale; in questi casi però, vista la frequen-za mensile delle visite di controllo, l’intervento per la sua risoluzione è tempestivo.

Parodontite

La parodontite, più nota nei tempi passati come “piorrea”, è la malattia del tessuto di sostegno del dente che coinvolge sia la gengiva, che si retrae esponendo la radice del dente, che l’osso alveolare che “contiene” il dente provocandone il riassorbimento, con comparsa di sensibilità e mobilità dei denti coinvolti, fino alla conseguenza più estrema che è la perdita del dente stesso.

La perdita di osso genera la formazione delle cosiddette “tasche parodontale”, ovvero spazi tra i denti a ridosso delle radici dove si accumulano placca e tartaro che non possono più esse-re rimossi dal paziente con le normali procedure di igiene e che mantengono e peggiorano lo stato infiammatorio, provocando l’aggravarsi della patologia,

Il trattamento della malattia parodontale ha lo scopo primario di interrompere la progressio-ne della malattia per arrivare, ove possibile, anche ad una parziale o totale rigenerazione dei tessuti andati perduti, con l’obiettivo di mantenere i denti nel cavo orale il più a lungo possibi-le.

La prima finalità dei trattamenti parodontali è quella di riportare la situazione in una condi-zione tale per cui sia possibile il mantenimento di una adeguata igiene orale, ricorrendo, ove necessario, anche alla chirurgia gengivale e/o osseo resettiva; questo può comportare talvolta una maggiore esposizione della radice dei denti ma un miglioramento della stabilità dentale se si arresta lo stato infiammatorio. Successivamente, ottenuto uno stato di salute dei tessuti, ove ve ne sia l’indicazione, si possono eseguire anche interventi di chirurgia rigenerativa os-sea e/o innesti di tessuto gengivale per ripristinare anche l’aspetto estetico.

Le scelte terapeutiche sono condizionate anche dall’età dei pazienti, dalla risposta clinica, dal grado di collaborazione e dalle esigenze soggettive.

La malattia parodontale si manifesta in genere più frequentemente con l’avanzare dell’età, ma ci possono essere anche dei casi più rari di parodontite giovanile che richiedono un approc-cio diverso.

Talvolta anche un trauma occlusale od un trauma fisico sui tessuti gengivali più sottili, asso-ciato ad uno stato infiammatorio non particolarmente grave, possono generare un difetto os-seo verticale con retrazione gengivale e perdita di osso.